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dimanche 26 mars 2017

Magistero del Venerabile Papa Pio XII – Quaresima. La prima penitenza: saper sopportare la vita! | Riscossa Cristiana

Magistero del Venerabile Papa Pio XII – Quaresima. La prima penitenza: saper sopportare la vita! | Riscossa Cristiana

Magistero del Venerabile Papa Pio XII – Quaresima. La prima penitenza: saper sopportare la vita!

"Nei giorni della Quaresima, la Chiesa, nostra Madre, moltiplica le sue cure perché ognuno di noi si renda diligentemente conto delle sue miserie, sia attivamente incitato alla emendazione dei costumi, e detesti in modo particolare i peccati cancellandoli con la preghiera e la penitenza; giacché l'assidua preghiera e la penitenza dei peccati commessi ci ottengono l'aiuto divino, senza il quale è inutile e sterile ogni opera nostra" (Pio XII, Lettera Enciclica Mediator Dei).

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OMELIA DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII*

Basilica Vaticana – Domenica, 26 marzo 1950

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La spontanea e ardente devozione, diletti figli e figlie, con cui siete qui accorsi in questa giornata di penitenza, non poteva interpretare meglio le Nostre intenzioni, né compiere con maggiore soddisfazione Nostra il voto del Nostro cuore, confidatovi fin dalla vigilia dell'apertura della Porta santa, allorchè vi esortammo a dar vita ed impulso in questo Anno giubilare ad un fervido movimento spirituale di espiazione.

Nella presente Domenica la Chiesa dà principio al sacro tempo della Passione, e con la mestizia dei suoi riti fa rivivere dinanzi agli occhi e nelle anime dei fedeli il dramma del divino Espiatore delle colpe umane : Gesù Cristo Signor Nostro.

Questa giornata mondiale di penitenza risponde invero ai bisogni più urgenti della società in cui viviamo.

All'occhio illuminato dalla fede, come allo sguardo di ogni onesto, cui suffraga la coscienza naturale non offuscata da pregiudizi e da traviamenti, mentre sfolgora nella sua indefettibile chiarezza quella legge che incoraggia al bene e storna dal male, che precede e sovrasta tutti i codici della terra ed è una in tutti i popoli e in tutte le età, che è norma di ogni azione umana e base di ogni civile consorzio (cfr. Cic. De legibus 1. 2 c. 4); a quell'occhio non può sfuggire lo spettacolo miserando di un mondo in disfacimento per la rovina, in esso operata, delle fondamentali strutture morali della vita.

Alieni da ogni ingiustificato pessimismo, che contrasta con la stessa speranza cristiana, figli anzi del nostro tempo, non legati da irragionevoli nostalgie di età che furono, Noi non possiamo tuttavia non rilevare la crescente marea di colpe private e pubbliche, che tenta di sommergere le anime nel fango e di sovvertire tutti i sani ordinamenti sociali.

Come ogni tempo ha una impronta propria che sigilla le sue opere, così l'età nostra nella sua stessa colpevolezza si distingue per contrassegni, quali i secoli passati non videro forse mai egualmente insieme congiunti.

Primo e più grave stigma è la consapevolezza, che rende inescusabile l'oltraggio alla legge divina. Nel grado di luce e di vita intellettuale, diffuse, come non mai per l'innanzi, nei vari ceti sociali, onde va altera la civiltà moderna; nel senso più vivo e geloso della propria dignità personale e della interiore libertà dello spirito, onde si gloria la coscienza d'oggi; non dovrebbero più trovar posto la possibilità o presunzione d'ignoranza delle norme che regolano i rapporti delle creature tra loro e col Creatore, e quindi neppure la scusa in essa fondata che attenuerebbe la colpa. La quale, dilagando in una quasi universalità di decadenza morale, ha contaminato anche zone una volta tradizionalmente immuni, quali erano le campagne e la tenera fanciullezza.

Una serie di spudorate e criminali pubblicazioni apprestano ai vizi e ai delitti i mezzi più obbrobriosi di seduzione e di traviamento. Velando l'ignominia e la bruttezza del male sotto l'orpello della estetica, dell'arte, della effimera ed ingannevole grazia, del falso coraggio; ovvero accondiscendendo senza ritegno alla morbosa avidità di sensazioni violente e di nuove esperienze di dissolutezza; l'esaltazione del malcostume è giunta fino ad uscire palesemente in pubblico e ad inserirsi nel ritmo della vita economica e sociale del popolo, facendo oggetto d'industria lucrosa le piaghe più dolorose, le più miserevoli debolezze dell'umanità.

Persino alle più basse manifestazioni di questo scadimento morale si osa talvolta cercare una giustificazione teorica, appellandosi ad un umanesimo di dubbia lega o ad una commiserazione, che indulge alla colpa per ingannare e traviare più facilmente le anime.

Falso umanesimo e commiserazione anticristiana, che finiscono con sovvertire la gerarchia dei valori morali e con attenuare a tal punto il senso del peccato da coonestarlo, presentandolo come normale espansione delle facoltà dell'uomo e quasi arricchimento della propria personalità. È reato di lesa società la cittadinanza data al delitto col pretesto di umanitarismo o di tolleranza civile, di naturale defettibilità umana, quando tutto si lascia correre o peggio si mette in opera per eccitare scientemente le passioni, per allentare ogni freno che promana da un elementare rispetto della pubblica moralità o dal pubblico decoro, per raffigurare coi colori più seducenti l'infrazione del vincolo coniugale, la ribellione alle pubbliche autorità, il suicidio o la soppressione della vita altrui.

Senza dubbio Noi riconosciamo col cuore pieno di tenera compassione la fragilità della umana natura, particolarmente nelle presenti condizioni storiche; riconosciamo che la miseria, l'abbandono, la promiscuità di persone abitanti in squallidi tuguri sono una delle gravi cause della immoralità; ma è pur sempre propria dell'uomo la volontà libera e dominatrice dei suoi atti, proprio dell'uomo l'aiuto soprannaturale della grazia, che Dio mai non nega a chi fiduciosamente la invoca.

Ed ora misurate, se vi regge l'occhio e lo spirito, con l'umiltà di chi forse deve riconoscersene in parte responsabile, il numero, la gravità, la frequenza dei peccati nel mondo. Opera propria dell'uomo, il peccato ammorba la terra e deturpa come macchia immonda l'opera di Dio. Pensate alle innumerevoli colpe private e pubbliche, nascoste e palesi; ai peccati contro Dio e la sua Chiesa; contro se stessi, nell'anima e nel corpo; contro il prossimo, particolarmente contro le più umili e indifese creature; ai peccati infine contro la famiglia e la umana società. Alcuni di essi sono tanto inauditi ed efferati, che sono occorse nuove parole per indicarli. Pesate la loro gravità: di quelli commessi per mera leggerezza e di quelli scientemente premeditati e freddamente perpetrati, di quelli che rovinano una sola vita o che invece si moltiplicano in catene d'iniquità fino a divenire scelleratezze di secoli o delitti contro intere nazioni. Confrontate, alla luce penetrante della fede, questo immenso cumulo di bassezze e di viltà con la fulgida santità di Dio, con la nobiltà del fine per cui l'uomo è stato creato, con gl'ideali cristiani, per cui il Redentore ha patito dolori e morte; e poi dite se la divina giustizia possa ancora tollerare tale deformazione della sua immagine e dei suoi disegni, tanto abuso dei suoi doni, tanto disprezzo della sua volontà, e soprattutto tanto ludibrio del sangue innocente del suo Figliuolo.

Vicario di quel Gesù, che ha versato fin l'ultima goccia del suo sangue per riconciliare gli uomini col Padre celeste, Capo visibile di quella Chiesa che è il suo Corpo mistico per la salvezza e la santificazione delle anime, Noi vi esortiamo a sentimenti e ad opere di penitenza, affinchè si compia da voi e da tutti i Nostri figli e figlie sparsi per il mondo intero il primo passo verso la effettiva riabilitazione morale della umanità. Con tutto l'ardore del Nostro cuore paterno vi domandiamo il sincero pentimento delle colpe passate, la piena detestazione del peccato, il fermo proposito di ravvedimento; vi scongiuriamo di assicurarvi il perdono divino mediante il sacramento della confessione e il testamento di amore del Redentore divino; vi supplichiamo infine di alleggerire il debito delle pene temporali dovute alle vostre colpe con le multiformi opere di soddisfazione: preghiere, elemosine, digiuni, mortificazioni, di cui offre facile opportunità ed invito il volgente Anno Santo. Per questa via l'anima ritorna nelle braccia del Padre celeste, risorge nella grazia santificante, si ristabilisce nell'ordine e nell'amore, si riconcilia con la divina giustizia; è il gran ritorno della umanità ribelle alle leggi di Dio e della Chiesa, che abbiamo sospirato nella Nostra attesa piena di fiducia e di speranza e che affrettiamo coi Nostri desideri, coi gemiti del Nostro cuore, con le Nostre preghiere, coi Nostri sacrifici, col dispensare largamente l'inesauribile tesoro spirituale della Chiesa, commesso alle Nostre cure. Non temete per la gioia serena della vostra vita, quasi che l'invito alla penitenza voglia stendervi un velo di cupa tristezza. Tanto ne è lontano il rinnegamento di sè, che anzi è condizione indispensabile dell'intima letizia, destinata da Dio ai suoi servi quaggiù. E Noi con la medesima ansia e sollecitudine, che Ci brucia il cuore per la vostra correzione, non dubitiamo di esortarvi con l'Apostolo S. Paolo: Siate sempre lieti nel Signore : « Gaudete in Domino semper; iterum dico, gaudete » (Phil. 4, 4).

In questo spirito Noi spesso abbiamo levato la Nostra voce in favore degli indigenti e degli oppressi da inique condizioni economiche, miseramente privi anche delle cose più necessarie alla vita, invocando e promovendo una più effettiva giustizia. Ma nella visione cristiana di una società dove la ricchezza sia meglio distribuita, trovano pur sempre posto la rinunzia, la privazione, la sofferenza, retaggio inevitabile ma fecondo quaggiù. E il godimento più intenso, che valga mai a gustare o a desiderare un cuore sulla terra, sarà e dovrà essere sempre superato dalla speranza della futura e perfetta felicità: « spe gaudentes » (Rom. 12, 12). Sostituite, invece, la concezione materialistica del mondo, nella quale il benessere viene sognato perfetto e compiuto in terra, come termine e scopo adeguato della vita, e vedrete l'aspirazione alla giustizia divenire spesso cieco egoismo e la conseguita agiatezza una corsa verso l'edonismo.

Ora appunto l'edonismo, cioè la ricerca affannosa di ogni godimento terreno, lo sforzo esasperato di conquistare quaggiù e ad ogni costo la felicità intera, la fuga, come da somma sciagura, dal dolore, l'affrancamento da ogni penoso dovere; tutto questo rende la vita triste e quasi insopportabile, perchè scava intorno allo spirito un vuoto mortale. Non altro indica il presente moltiplicarsi di gesti insani di ribellione alla vita e al suo Autore, perchè con anticristiana pretesa si vuole da essa escludere ogni sorta di patimento.

Saper sopportare la vita! È la prima penitenza di ogni cristiano, la prima condizione e il primo mezzo di santità e di santificazione. Con quella rassegnazione docile che è propria di chi crede in un Dio giusto e buono, ed in Gesù Cristo maestro e guida dei cuori, abbracciate con coraggio la spesso dura croce quotidiana. A portarla con Gesù il suo peso diventa lieve.

Ma le condizioni singolarmente gravi dell'ora presente sospingono i cristiani, se mai in passato, oggi soprattutto, a dare in sè compimento di quel che manca alla passione di Cristo ( cfr. Col. 1, 24), non solo per desiderio di riparare sempre meglio al malfatto e per dare segno più certo e prova più sicura della sincerità del loro ritorno, ma anche per concorrere alla salvezza di tutti i redenti.

A tal fine, tutti i cristiani, penitenti ed innocenti, affratellati nell'intenzione e nell'opera di una espiazione salutare, si uniscano al supremo Pastore delle anime ed unico loro Salvatore Gesù Cristo, l'Agnello del sacrificio, che toglie i peccati del mondo. Egli è là, sui nostri altari, a rinnovare in ogni ora il sacrificio del Golgota. Insieme con lui e in virtù della sua grazia, si mobiliti in questa santa giornata l'esercito delle anime espianti nell'immensa Chiesa di Dio, Le sofferenze, accettate con cristiana e volonterosa rassegnazione o liberamente e generosamente scelte, ridoneranno un volto cristiano alla umanità decaduta e saranno nelle bilance della giustizia divina un salvifico contrappeso agli umani delitti.

Sì, o Gesù crocifisso, che avete divinizzato la natura umana, assumendola voi stesso, che, dopo aver predicato la giustizia, la carità, la bontà, dopo aver fatto del ricco e del potente la forza del povero e del debole, avete con la vostra passione e morte donato la salute e la salvezza al genere umano, volgete il vostro sguardo amoroso su questo popolo, che, unito ai fedeli di tutto il mondo, si prostra ai vostri piedi in spirito di penitenza ed invoca da voi il perdono, anche per tanti infelici che deliberatamente vorrebbero scoronarvi e profanarvi nell'orgoglio meschino della loro intelligenza e nella sterile voluttà della loro carne. O Signore, salvateci, che non periamo. Calcate le onde nel pelago agitato dell'animo nostro, siate il nostro compagno nella vita e nella morte, il nostro giudice pietoso. Le folgori dei meritati castighi cedano il posto a una nuova e larga effusione della vostra misericordia sulla umanità redenta. Estinguete gli odi; accendete l'amore; disperdete col soffio potente del vostro Spirito i pensieri e le brame di dominazione, di distruzioni e di guerre. Concedete il pane ai piccoli, ai senzatetto la casa, ai disoccupati il lavoro, la concordia alle nazioni, la pace al mondo, a tutti il premio della eterna beatitudine. Così sia.

*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XII,
Dodicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1950 – 1° marzo 1951, pp. 13 -18

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fonte: Sito della Santa Sede

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti | Riscossa Cristiana

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti | Riscossa Cristiana

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti

Nel XXVI anniversario della sua morte ricordiamo monsignor Marcel Lefebvre, la cui figura e la cui opera appaiono oggi ancor più importanti di quanto siano apparse durante la sua vita. La sua grandezza è tutta racchiusa nella sua fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo: l'evitare ogni saggezza umana, ogni accomodamento pratico che fosse o, anche solo, apparisse come un cedimento, una deviazione, un annacquamento di quanto la Chiesa ha sempre infallibilmente fatto e detto; la sua vita, soprattutto nell'ultima parte, si può racchiudere nel passo paolino «noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani»[1]. E per i modernisti, al tempo stesso neo-giudei[2] e neo-pagani[3], egli rappresentò e rappresenta sia scandalo che stoltezza: era definito «ribelle», «testardo», «pervicace», «scismatico», «fomentatore di discordie»… ma Nostro Signore non lo ha abbandonato ed ha premiato la sua fedeltà con una lungimiranza ed una preveggenza ogni giorno più chiare ed impressionanti.

A proposito del gran parlare che, ciclicamente (e oggi in maniera particolare), si fa, da varie parti, a riguardo di un possibile ed imminente "accordo" tra FSSPX e Santa Sede ai fini di una sua regolarizzazione canonica, ci pare opportuno pubblicare la sottostante conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984, all'indomani della pubblicazione del motu proprio «Quattuor abhinc Annos» (3 ottobre 1984) di Giovanni Paolo II (1920-2005), con cui veniva concessa una timidissima liberalizzazione della Santa Messa di sempre. Ci pare opportuno ricordare che non c'era ancora stato il primo blasfemo incontro interreligioso di Assisi (27 ottobre 1986).

di Carlo Manetti

(note, sottolineature e grassetti dell'Autore)

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Il testo della conferenza che Mons. Lefebvre tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984

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Prima della vostra partenza per le vacanze, voglio approfittarne per dirvi qualche parola a proposito della situazione attuale nella Chiesa e dei nostri gruppi tradizionalisti, dopo il decreto di Roma del 3 ottobre scorso. Penso che ci vorrà ancora qualche mese, forse anche un anno prima di poter fare il bilancio di questo decreto, ma è ugualmente importante situarlo nel suo contesto storico. Non dobbiamo dimenticare la lotta che abbiamo condotto che continuiamo condurre, e che questa è innanzi tutto una lotta per la fede, per conservare la fede cattolica.

Rifiutiamo coraggiosamente, definitivamente gli errori liberali, errori condannati costantemente da numerosi Papi. Vogliamo essere fedeli alla voce di Dio, la voce della Chiesa, che si è manifestata attraverso tutti questi Papi: a partire da Pio VI, Pio VII, fino a Pio XII, i Papi hanno condannato tutti gli errori liberali: libertà di pensiero, di coscienza, di culto, di religione, di stampa e tutto questo spirito libertino, di licenza; i Papi li hanno condannati in nome della legge di Dio, in nome dell'obbedienza a Dio; hanno condannato le due costituzioni dei diritti dell'uomo, perché sono contrarie alla legge di Dio, sono contrarie al Regno di Nostro Signore Gesù Cristo; allora, poiché ci siamo trovati, a partire dal Concilio Vaticano II, di fronte ad un'invasione di idee liberali all'interno della Chiesa, fino ai più alti vertici della Chiesa, ebbene abbiamo voluto resistere, combattere e rifiutare assolutamente di sottometterci a questa invasione di falsi principi, che stanno distruggendo la Chiesa e che distruggono tutta la società, tutta la cristianità.

Io direi che il primo avvenimento del tutto sensazionale, che manifestò quest'opposizione all'interno stesso della Chiesa, all'interno della Curia Romana, tra il programma liberale, bisogna dirlo, massonico, ed il programma della Chiesa, della Tradizione, della fede della Chiesa, è l'opposizione tra il Cardinal Ottaviani e del Cardinal Bea, quest'ultimo rappresentante la corrente delle idee liberali ed il primo rappresentante della Tradizione della Chiesa, della fede della Chiesa; e questo primo avvenimento disgraziatamente è stato seguito da altri, ed i Cardinali che hanno seguito il Cardinal Bea sono riusciti a far cedere i Papi, Giovanni XXIII, Paolo VI, in favore del liberalismo, nel Concilio e nel dopo Concilio.

Allora è arrivato questo abominevole ecumenismo, che non è altro che il mezzo per far penetrare le idee liberali all'interno della Chiesa, perché è il principio della libertà religiosa, principio presente nella costituzione dei diritti dell'uomo. Una volta ammessa la libertà religiosa, principio ammesso dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo, si ammettono pure tutte le altre libertà: libertà di pensiero, di azione, purché non si vada, per così dire, contro l'ordine pubblico, libertà di stampa… tutte le libertà!

Queste libertà conducono all'anarchia, alla distruzione della Chiesa, alla distruzione dei principi sociali ed alla distruzione, pure, dei principi naturali, di tutta la legge naturale, perché tutto ciò che è legge naturale, tutto ciò che è legge soprannaturale, tutto ciò che è legge di Dio, è contrario ai principi massonici, che vogliono distruggere tutte le vestigia di Dio, tutte le vestigia della venuta di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra ed anche ogni traccia della presenza di Dio nella natura intorno a noi.

Ecco perché questo mondo va verso la sua perdizione: allora, questa guerra che si fa intorno alla Chiesa continua, non bisogna credere che sia finita, non bisogna credere che, perché assistiamo a qualche misura, a qualche ritorno più conforme allo spirito tradizionale, il combattimento sia finito. Questo combattimento della fede, nel quale ci siamo impegnati, ci ha fatto prendere la decisione di non accettare le riforme post-conciliari, perché sono fatte in questo spirito ecumenico, liberale e, dunque, tutto ciò che è fatto sotto l'influenza di questo spirito di liberalismo, condannato dai Papi, non può essere accettato, perché è contrario alla nostra fede, contrario al bene della Chiesa, contrario alla salvezza delle anime, contrario alla vita umana, sociale e cristiana, alla vita della società; allora abbiamo rifiutato…

Per il fatto stesso che rifiutiamo e che la Chiesa è invasa da queste idee liberali e che gli uomini della Chiesa, che occupano i posti più importanti sono imbevuti di queste idee, siamo necessariamente una sigla che bisogna abbattere, diamo fastidio all'evoluzione ed alla pratica di tutte queste idee liberali, che devono essere applicate nella Chiesa per piacere ai massoni, ai protestanti, ai comunisti ed a tutti i nemici della Chiesa stessa. È chiaro, ora è evidente, che ci sono stati dei patti con loro, con tutti questi nemici della Chiesa; abbiamo, dunque, assistito, a partire dal Concilio Vaticano II, a tutta questa diffusione del liberalismo all'interno della Chiesa ed in tutte le manifestazioni della Chiesa.

Allora abbiamo rifiutato; questo rifiuto ha significato la persecuzione che abbiamo subito, ci ha messo evidentemente in una situazione che nella Chiesa, all'apparenza, è anormale. Poiché ci si volevano imporre queste idee per obbedienza, abbiamo pensato che bisognasse obbedire anzitutto a Dio, prima che agli uomini. Essendo noi dei disubbidienti, hanno preso, nei nostri confronti, delle sanzioni: è normale, è logico e, di conseguenza, non dobbiamo meravigliarci che i nostri sacerdoti siano considerati come interdetti, che io stesso sia considerato come sospeso; è, dunque,  normale, per il cristiano medio, che non è in grado di ricostruire questa storia, che non l'ha vissuta o che non capisce che il liberalismo è sempre stato in guerra contro la Chiesa Cattolica, non comprendere perché siamo in questa situazione; ed allora, qualche volta anche nelle file di quelli che sono con noi, che ci sono vicini, che combattono con noi, c'è questo rilassamento a trovarsi nel combattimento, ad essere considerati come delle persone che dividono la Chiesa, che sono contro il Papa, che sono contro la Chiesa e che sono contro l'autorità della Chiesa. NON È VERO! Non siamo contro l'autorità della Chiesa, anzi, al contrario, ed è in ragione della sottomissione nostra alla Chiesa che continuiamo a fare ciò che facciamo; sottomissione ai Papi, a ciò che rappresenta la Chiesa: la Chiesa non cambia. La verità della Chiesa non può cambiare e, dunque, ciò che la Chiesa ha definito durante un secolo e mezzo non può non esistere anche oggi; è, allora, in ragione della nostra obbedienza alla Chiesa che siamo considerati disobbedienti; sono, invece, gli altri che hanno preso un corso nuovo nella Chiesa, che hanno instaurato una nuova tendenza nella Chiesa, una tendenza liberale.

Bisogna conoscere bene tutto questo, averlo sempre bene e chiaramente davanti agli occhi, in modo da comprendere a fondo che questa è una situazione anormale nella santa Chiesa: perseguitare, ad opera degli uomini della Chiesa, coloro che sono fedeli alla Chiesa è una situazione anormale. Ci sono, allora, taluni che si augurano con ardore di rientrare nel quadro della Chiesa, ma sono io che me ne auguro per primo, di rientrare nel quadro ufficiale, nel quadro pubblico, nel quadro normale della Chiesa.

Ritengo che noi siamo nella Chiesa e che siamo coloro che sono della Chiesa, che siamo i veri figli della Chiesa e che gli altri non lo siano: non lo sono! Perché il liberalismo non è un figlio della Chiesa; il liberalismo è contro la Chiesa, il liberalismo mira alla distruzione della Chiesa: in questo senso, non possono dirsi figli della Chiesa. Noi possiamo dirci figli della Chiesa, perché continuiamo la dottrina della Chiesa, manteniamo tutta la verità della Chiesa, integralmente, tale e quale la Chiesa l'ha sempre insegnata. Ma ufficialmente siamo considerati disubbidienti, persone che non si sottomettono a questa corrente liberale… è vero, noi non ci sottomettiamo questa corrente liberale e, allora, siamo perseguitati e questa situazione è evidentemente penosa; allora, ci sono alcuni che sarebbero pronti a sacrificare il combattimento della fede dicendo: «taciamo i nostri problemi dogmatici, taciamo il nostro combattimento, non parliamo più della malizia della messa nuova, chiudiamo la bocca e non diciamo più nulla, non siamo più contro quelle persone, non diciamo più nulla sulla questione della libertà religiosa, dei diritti dell'uomo, dell'ecumenismo, stiamo zitti, stiamo zitti e poi, così, potremo entrare nel quadro della Chiesa, faremo piacere a quelli che sono nella Chiesa, entreremo all'interno della Chiesa ed una volta che saremo all'interno della Chiesa, vedrete che si potrà combattere, che si potrà fare questo e quell'altro…».

È assolutamente falso! FALSO!

Non si rientra in un quadro, sotto dei superiori, dicendo che si scombussolerà tutto appena saremo all'interno, allorquando questi stessi superiori hanno tutto in mano per soffocarci e ne hanno tutta l'autorità per farlo. Ciò che ci interessa, innanzitutto, è di mantenere la fede cattolica: è questo il nostro combattimento; ed allora la questione canonica, puramente canonica, esteriore, pubblica nella Chiesa è secondaria, ciò che è importante è di restare nella Chiesa, cioè nella fede cattolica di sempre e nel vero sacerdozio e nella vera Messa e nei veri Sacramenti, nel Catechismo di sempre, con la Bibbia di sempre. È ciò che ci interessa, è questa la Chiesa.

L'essere riconosciuti pubblicamente è secondario e, allora, non bisogna cercare il secondario, perdendo ciò che è primario, ciò che è il primo oggetto del nostro combattimento. È stato, per esempio, il caso di Don Cantoni, che, partendo con i suoi amici seminaristi, preferì essere – diciamo – "in regola" pubblicamente, ufficialmente, e sopprimere il combattimento della fede: stare zitto a proposito della nuova messa, stare zitto a proposito di tutti gli errori che corrono attualmente nella Chiesa e di tutti gli errori liberali. Ebbene, noi non possiamo accettare ciò, non possiamo accettare questa situazione.

Bisogna essere fermi, molto fermi. Allora attualmente, dopo questo decreto, potremmo essere tentati di dire «può darsi che se noi accettiamo le condizioni che sono in questo decreto, noi potremmo dire la Messa antica e nel caso in cui potremmo dire la Messa antica saremo graditi alla Chiesa». Questo vuol dire non conoscere quelli che ci dirigono attualmente, quelli che sono nella Chiesa attualmente.

Basta leggere questa famosa frase del Cardinale Ratzinger per essere ben informati. Vi leggo questa frase, che è essenziale, nella sua intervista (Jesus, novembre 1984):

  • «Allora c'è qualcosa che è cambiato nella Chiesa negli anni 60?» chiede l'intervistatore. Allora il Cardinale Ratzinger risponde:
  • «Sì, sì, il problema degli anni '60 era di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale». Ascoltate bene. Il problema degli anni '60 era, per la Chiesa, di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale. «E, infatti, ci sono dei valori che, anche se nati fuori della Chiesa possono trovare il loro posto nella Chiesa, il loro posto nella visione che la Chiesa ha del mondo, purché queste idee siano un po' depurate e corrette». E, dunque, il Cardinale Ratzinger, ammette e aggiunge: «questo si è fatto. Noi abbiamo ammesso dei valori che sono venuti dal di fuori della Chiesa e che vengono da due secoli di cultura liberale». Ecco quali sono questi principi: l'ecumenismo, con la dichiarazione dei diritti dell'uomo, la libertà religiosa, ecco i valori introdotti all'interno del Concilio, ammessi ora dalla Chiesa. E il Cardinale Ratzinger li ammette, dice: «questo si è fatto»! Ma tuttavia, «l'adattamento è un po' difficile e allora bisogna cercare un equilibrio». Ecco, non togliere le idee: ma le conseguenze di queste idee che portano un po' di turbamento nella Chiesa e, per conseguenza, bisogna trovare un equilibrio.

È di una gravità enorme, questo condanna tutto ciò che dice nella sua intervista, perché questo è il cuore delle sue idee ed è questo che noi rimproveriamo, è questo che noi non vogliamo. Non ci si può mettere sotto un'autorità che ha delle idee liberali, che ci condurrà necessariamente, a poco a poco, per la forza delle cose, ad accettare le idee liberali, che sono la nuova messa, il cambiamento della liturgia, il cambiamento della Bibbia, il cambiamento del catechismo.

E allora si dice: «Ma hanno lottato contro il catechismo (nuovo)». Questo è un semplice colpo di freno, perché si andava talmente lontano che bisognava dare un certo colpo di freno. È lo stesso a proposito della teologia della liberazione e ancora per tutto quello che succede attualmente nella Chiesa. È evidente: ciò li spaventa un po' e, allora, un colpo di freno a destra ed uno a sinistra, ma sempre decisi a conservare le idee liberali.

Ed è proprio per questo che il decreto non è per noi, perché è stato redatto per metterci da parte. Ed è quello che ha detto l'Arcivescovo di Monaco all'Abbé Schmidberger: «Questo decreto non è fatto per voi». È evidente, poiché dicono che danno l'antica Messa a quelli che accettano la nuova. A questo proposito, c'è la frase deliziosa di Madiran che, evidentemente, ha sempre delle trovate incredibili; la frase (è straordinaria) dice: «in breve, la circolare romana dà a quelli che hanno voluto sopprimere la Messa Tradizionale la facoltà di autorizzarne la celebrazione per quelli che danno prova che non hanno alcun motivo di desiderarla». È magnifica.

Ripeto: «La circolare romana dà a quelli che hanno voluto sopprimere la Messa Tradizionale», cioè i Vescovi, «la facoltà di autorizzarne la celebrazione per quelli che danno prova di non avere alcun motivo di desiderarla». È esattamente questo. È assurdo! Questo decreto è assurdo e, conseguentemente, non è fatto per noi.

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[1] 1Cor 1,23.

[2] Si pensi, a titolo di esempio, al Cardinal Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, che sostiene, purtroppo non da solo, la prima eresia della storia della Chiesa, vale a dire quella giudaizzante, contro la quale San Paolo resistette apertamente a Pietro e che fu condannata dal Concilio di Gerusalemme. Questa dottrina afferma la sopravvivenza dell'Antica Legge, anche dopo l'avvento del Messia, dimenticando la natura assolutamente preparatoria e, quindi, transitoria delle norme del Pentateuco, almeno per la parte non richiamata da Nostro Signore e, dopo la Sua Ascensione, dallo Spirito Santo. Il Cardinale è talmente pervicace ed estremista in questa sua linea ereticale da giungere ad affermazioni involontariamente antisemite, come quando dichiara solennemente che la Chiesa italiana «non intende convertire gli ebrei», quasi che non siano anch'essi chiamati alla Fede e, conseguentemente, alla Salvezza.

[3] Uno degli aspetti più immediatamente pagani degli uomini di Chiesa dopo il Concilio Vaticano II è l'ecumenismo, chiarissima traduzione moderna del politeismo pagano che ha condotto all'edificazione del Pantheon (come non vedervi una prefigurazione degli incontri interreligiosi di Assisi!) e che tanto è stato condannato e giustamente deriso dai filosofi e dai pensatori dell'antichità, pensatori nel cui ingegno i padri della Chiesa vedevano già «semina Verbi».

[4] Qui il termine «tradizionalista» viene utilizzato nel senso di seguace della Tradizione e non in quello, più restrittivo, di seguace dell'eresia tradizionalista, che pretende di fissare un periodo d'oro della Chiesa, dal quale non bisogna discostarsi in nulla, perdendo, quindi, la distinzione tra principi, per definizione eterni ed immutabili, ed accidenti, legati alle circostanze di tempo e di luogo, dunque, destinati ad un perenne aggiustamento.

www.messeendirect.net

http://www.messeendirect.net/

L'Éternelle Vie et la profondeur de l'âme; Père Réginald Garrigou-Lagrange


samedi 25 mars 2017

Centro Pieper: Presentación del Libro “¿Qué es la Psicología?” de Caponnetto - Abud - Alonso [Video] - Andrea Piscicelli / Ernesto Alonso / Mario Caponnetto

http://centropieper.blogspot.fr/2017/02/presentacion-del-libro-que-es-la.html?m=1

Centro Pieper: ¿Cultura o Contracultura? Un Diagnóstico del Hombre Actual [Video] - Claudio Mayeregger

http://centropieper.blogspot.fr/2017/02/cultura-o-contracultura-un-diagnostico.html?m=1

Card. Burke reafirma que sí habrá corrección formal si Francisco no responde las Dubia

Card. Burke reafirma que sí habrá corrección formal si Francisco no responde las Dubia

Card. Burke reafirma que sí habrá corrección formal si Francisco no responde las Dubia

[Secretum Meum Mihi] Primero supimos de este trino ayer en Twitter.

Cardinal Burke promises formal correction of Pope Francis if he continues to refuse to answer dubia @RorateCaeli @OnePeterFive @EdwardPentin

— Andrew Guernsey (@aguernz)

Como la cosa no era muy clara, esperamos un poco y luego apareció un video en Gloria TV.

Respondiendo a una pregunta ayer en una conferencia dada en la parroquia de San Raimundo de Peñafort en Virginia, Mar-24-2017, el card. Raymond Leo Burke ha dado a entender que la corrección formal está en pie.

La pregunta es qué harían los 4 cardenales si el Papa no responde las Dubia.

La respuesta del card. Burke fue que ellos tendrían que corregir la situación de una forma que se base en la constante enseñanza de la Iglesia sobre los temas planteados por las Dubia, y que esta enseñanza se haría conocer por el bien de las almas.

Recientemente hemos recibido reportes contradictorios sobre si la corrección formal seguía o no en pie (ver aquí, aquí, aquí).

Le réalisateur gay de « La Belle et la Bête »

http://reinformation.tv/gay-belle-bete-bible-jallais-67889-2/

La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Basta fumo negli occhi: il terrorismo è islamico Così l’Europa cova i suoi piccoli califfati - VIDEO

La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Basta fumo negli occhi: il terrorismo è islamico Così l'Europa cova i suoi piccoli califfati - VIDEO

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25-03-2017 Basta fumo negli occhi: il terrorismo è islamico Così l'Europa cova i suoi piccoli califfati - VIDEO di Riccardo Cascioli

Ancora una volta ci troviamo a commentare un attentato terroristico di matrice islamica.  Molto è già stato detto, ma c'è un aspetto grottesco che è bene mettere in luce: la gara in corso tra istituzionI, autorità pubbliche e media per sminuire o addirittura nascondere il collegamento tra gli atti terroristici e la loro natura islamica. Come era già successo per gli ultimi attentati in Germania, Belgio e Francia, è successo anche questa volta. E così, il terrorista Khalid Masood, è diventato per tutti un "cittadino britannico nato nel Kent", censurando in modo ridicolo la matrice islamica dell'attentato. Ecco un altro aspetto della dittatura del politicamente corretto: l'islam è una religione di pace e il terrorismo non c'entra nulla con la religione, fuor di questo la censura. E poco importa se poi la realtà dice esattamente il contrario. Ripetiamo l'ovvio: non tutti i musulmani sono terroristi. Però allo stesso modo non possiamo neanche nascondere il fatto che esiste un largo consenso, se non proprio una complicità, intorno alle posizioni più radicali. C'è poi un secondo aspetto: ci piaccia o meno, chi uccide lo fa in nome di Allah. Tutto questo ci dice qualcosa di fondamentale: il jihadismo è si un grave pericolo, una grave minaccia per l'Europa e tutto l'Occidente, ma è ancora più grave questa nostra ostinata volontà a non voler guardare in faccia alla realtà. L'ideologia del multiculturalismo che ci ha governato per decenni è miseramente fallito e oggi abbiamo nelle grandi città europee milioni di musulmani non integrati che sono ormai una bomba a orologeria. Senza contare, che con l'orda di immigrati in continuo arrivo, abbiamo gruppi islamici ancora più radicalizzati. Allora occorre affrontare subito con decisione la situazione, per esempio bisogna stabilire dei criteri chiari e severi sull'immigrazione e smetterla di basare il dialogo con l'islam su vere e proprie menzogne, altrimenti l'islamizzazione dell'Europa avverrà in tempi molto più rapidi di quanto possiamo immaginare.

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